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Un viaggio erasmus speciale per due studentesse di Fashion e Design


Il progetto Erasmus+ è un programma di mobilità che offre l'opportunità, a molti giovani europei, di effettuare un tirocinio professionale all'estero. Grazie ad Evolvo Srl, per due studentesse ungheresi, lo stage di tre settimane si è svolto nella sartoria di Spazio 3R.

Abbiamo incontrato Greta, Emese e la loro referente Giulia Landoni e ci hanno raccontato la loro esperienza...



Giulia, partiamo da te, raccontaci chi sei e qual è il tuo ruolo...


Sono Giulia Landoni, office manager di Evolvo Srl, organizzazione che fa parte di un network europeo, ETEN.

 

Come hai conosciuto Spazio 3R?


Ci conosciamo da anni, sinceramente, non ricordo come e quando..sicuramente abbiamo sensibilità comuni, integrazione, sviluppo, ci impegniamo per creare opportunità professionali, ma anche una rete di solidarietà.

 

Raccontaci il progetto grazie al quale Giulia ed Emese hanno potuto fare l'esperienza di stage in laboratorio.


Da circa 10 anni ci occupiamo di progetti Erasmus, cioè progetti di mobilità all'interno della Comunità Europea, con focus sullo sviluppo di professionalità, consapevolezza di sè, capacità comunicative e linguistiche. Il progetto Erasmus contribuisce, anche se in minima parte, alla diffusione della lingua inglese in Europa, alla creazione di una reale "comunità" europea. Contribuisce ad abbassare le barriere ed i confini, aiutando i giovani, ma anche i meno giovani, a trovare il loro spazio, la loro realizzazione, anche fuori dal proprio paese. Gli obiettivi sono molteplici, come si può immaginare.. Affrontare un progetto Erasmus all'estero è sicuramente una sfida, prima di tutto con se stessi, si esce dalla propria comfort zone, ci si deve adattare a stili di vita, ritmi, abitudini alimentari diverse dalle proprie, si deve convivere con compagni di viaggio che potrebbero non essere i propri amici, ma soprattutto si deve entrare in una realtà produttiva, magari per la prima volta, e per di più all'estero, in un paese dove si parla una lingua diversa. L'esperienza di Greta ed Emese è stata tutto questo, sono arrivate cariche di aspettative, ansie, paure..Le abbiamo selezionate in virtù dell'application form che hanno compilato, una sorta di CV e poi sono state "accolte" in un ambiente internazionale, che della diversità ha fatto la normalità, ma ancor più il proprio punto di forza. Grazie a Spazio 3R, Chiara e le sue colleghe.


 

Greta ed Emese, raccontateci chi siete, che cosa studiate e come mai siete in Italia...


Greta:

Il mio nome è Gréta, vengo dall'Ungheria e ho 18 anni. Studio moda a Kaposvár. Sono in Italia per migliorare il mio inglese e fare esperienza nella mia professione.


Emese:

Sono Emese, sono ungherese e vengo dalla scuola Zichy Mihály di Kaposvár. Mi considero una grande lavoratrice, onesta e molto riservata.

Studio moda, costume e style design.

Nella nostra scuola solo 15 studenti possono partecipare al programma Erasmus scegliendo tra due paesi stranieri, quindi la selezione viene fatta in base al nostro rendimento scolastico.

 

Qual è la prima cosa che avete pensato quando siete arrivate in Spazio 3R?


Greta:

La prima cosa che ho pensato è stata che l'ambiente era amichevole, c'erano poche persone al lavoro.


Emese:

Sono stata felice di vedere che potevo fare questo lavoro. Avevo provato a cercare posti dove poter lavorare in Ungheria, ma ho trovato solo situazioni che non mi hanno fatto una buona impressione. Quindi sono molto contenta di essere qui e di poter imparare ciò che sto facendo.

 

Che cosa state facendo in Spazio 3R? Vi piace questa esperienza? Che cosa avete imparato in laboratorio?


Greta:

In laboratorio taglio e stiro i tessuti, oltre a cucire i pezzi. Ho imparato a usare la macchina da cucire. Mi piace il lavoro.


Emese:

Qui a Spazio 3R abbiamo anche a che fare con il riciclo. Facciamo fantastici accessori con le rimanenze di tessuto. Finora io e Greta abbiamo realizzato beauty case, grembiuli da cucina, borse e astucci portapenne.

Mi piacciono molto i lavori più facili, mentre quelli più difficili mi spaventano un po' e a volte perdo il mio interesse, ma dopo che gli altri mi hanno mostrato come farlo, diventa facile. Ho imparato molto da quando siamo qui in laboratorio, per esempio a cucire, a trapuntare, ad usare grandi macchine da cucire, lo studio di modelli sartoriali, la stiratura di materiali, ecc.

 

Pensi che questa esperienza sia utile per i tuoi studi futuri? E per il tuo lavoro?


Greta:

No, vorrei studiare e lavorare in qualcosa di diverso.


Emese:

Sì, sicuramente. Ho imparato molte cose teoriche e pratiche da tutti loro, e ho potuto finalmente sperimentare il lavoro.

 

Qual è la più grande difficoltà che hai incontrato in laboratorio? E come sei riuscita a risolverla?


Greta:

Non ho incontrato nessuna difficoltà.


Emese:

Per me il momento più difficile è quando, dopo aver cucito un pezzo, il risultato non è come dovrebbe essere. All'inizio la shapping bag è stata difficile (l'abbiamo fatta tre volte). Soprattutto quando doveva essere cucito l'interno della borsa, perché era tutto nuovo per me, ho realizzato questi accessori per la prima volta. Grazie alle altre ragazze che sono sempre state molto gentili con me, sono riuscita a continuare e finire il lavoro!











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Adelina

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